Seguendo le tracce degli Elimi, antichissimo popolo misto di indigeni sicani e di stranieri immigrati probabilmente di origine anatolica, lungo il pendio del monte che ospita Erice, l'altra città sacra degli Elimi, si arriva a Segesta. A pochi chilometri da Calatafimi, accolta da morbide colline, Segesta offre al mondo intero due splendide opere: il Tempio e il Teatro. Il Tempio dorico-siculo si erge su un piccolo colle dal quale domina la circostante vallata. Edificato fuori dalla cinta muraria della città nell'ultimo trentennio del V secolo a.C. è arrivato fino a noi, avendo vinto la sua battaglia col tempo, perfettamente intatto ma incompleto. L'interno, a cielo aperto, manca della cella facendo pensare agli studiosi che si tratti di un altare all'aperto arricchito da strutture doriche in modo da farlo sembrare un tempio. Quel che è certo sono le sue splendide forme che, come detto da qualcuno, "gareggiano col Partenone nella sottigliezza delle loro raffinatezze". Dall'estremità orientale del Monte Barbaro si mostra sulla valle segestana il Teatro Antico. La sua costruzione risale alla seconda metà del II secolo a.C., e fu rimaneggiato dai romani in epoca successiva. E' sicuramente una perla architettonica, scavata nella roccia, con circa venti gradinate divise in sette cunei, dotata probabilmente di un passaggio sotterraneo dal quale gli attori sbucavano sulla scena sorprendendo gli spettatori |  |
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